Fotovoltaico: senza accumulo non conviene.

Sull’onda della Green Economy, i casi di gabole e truffe celate dietro a grandi promesse si succedono.

Parlare di gabole e truffe nel settore fotovoltaico per un azienda che ha fatto della Green Economy il suo core business è doveroso. I cattivi “consigli” possono danneggiare e soprattutto rallentare il processo di miglioramento ecologico in atto. Leggendo attentamente tutto l’articolo scoprirete come non farsi gabbare; come eliminare davvero i costi di energia; e come dare un contributo al miglioramento ambientale.

Alla base di tutto questo, c’è un piano ben preciso e articolato, cioè far produrre più energia possibile agli utenti con i propri impianti, per poi rivendergli la materia/energia prodotta sotto forma di costi di gestione.

I costi reali di energia sono 1/4 della bolletta

La “truffa” più conosciuta.

Nel 2012 un gruppo di cittadini veneti costituisce una class action e porta in tribunale un grande gruppo energetico Italiano. Le motivazioni? A tutti era stato venduto un impianto fotovoltaico con la promessa di eliminare i costi delle bollette elettriche, producendo energia di giorno e immettendola in rete per poi usufruirne al bisogno, con il così detto “Scambio sul posto”. Quello che non era stato detto è che con questo sistema, i costi di gestione e traporto non venivano eliminati. E parliamo di valori equivalenti al 70/75% della bolletta. A conti fatti era chiaro che per ammortizzare i costi dell’impianto non sarebbero stati sufficienti i 6/7 anni prospettati, ma nemmeno 20; e soprattutto con un risparmio economico minimo. Lieto fine per i cittadini però, che vincono la causa con tanto di risarcimento e diffida del Codacons nei confronti della società.

Casi analoghi si sono susseguiti nel corso degli anni, diverse le società ma non le dinamiche.

Quello che viene celato agli utenti, è che senza un sistema di accumulo (batterie), non ci si libera dalle bollette.

Questo però porta ad un ulteriore impegno economico che praticamente raddoppia i costi di impianto che per essere ammortizzato, nonostante gli sgravi fiscali, prolunga l’impegno economico ad almeno 10 anni.

A questo punto se non per ragioni ambientaliste, che senso ha un impianto fotovoltaico? ma per ragioni ambientaliste, vogliamo parlare dello smaltimento delle batterie al piombo e dei pannelli?

Dunque?

Partiamo dal punto focale della questione, ridurre o meglio ancora eliminare i costi di energia. Per poterlo fare dobbiamo ridurre i tempi di ammortamento, ed avere un reale risparmio. Come si fa?

I costi energetici maggiori, sostenuti dalle famiglie italiane, sono quelli di riscaldamento seguiti dai costi di energia elettrica. Come faccio allora a ridurre entrambi con una tecnologia accessibile, detraibile e conveniente, migliorando anche le condizioni ambientali?

Ipotizziamo di riscaldare la nostra casa con una caldaia elettrica, e che questa caldaia non attinga energia dalla rete, ma dal nostro impianto fotovoltaico. Sarebbe possibile? E soprattutto, sarebbe conveniente?

Partiamo dal presupposto che una caldaia elettrica di nuova generazione consuma, in costi, dal 30 al 50% in meno. Consideriamo poi che l’installazione di questo tipo di caldaia usufruisce di sgravi fiscali che arrivano fino al 65%.

Questo aumenta notevolmente il nostro budget disponibile, riducendo in modo considerevole i tempi di ammortamento dei costi di installazione. Ma rimangono i costi di alimentazione! Seppur ridotti del 30, 50% rimangono.

Come li elimino allora?

Facciamo un passo indietro. Abbiamo visto che installare un impianto fotovoltaico non è conveniente per motivi di Budget. Questo se pago circa 600 euro l’anno in energia elettrica. Con i costi di riscaldamento il mio budget aumenta, a questo punto i tempi di rientro diminuiscono.

Facciamo un esempio pratico: se spendo 600 euro l’anno in energia elettrica, consumo presumibilmente tra i 2,5 e 3 kWh di corrente. Per soddisfare questo fabbisogno energetico dovrò installare un impianto di almeno 3 kWp, ad un costo approssimativo di 2.000 euro a kW, per un costo totale di impianto di circa 6.000 euro. Se a questo abbiniamo un sistema di accumulo per non pagare più bollette, il nostro impianto raddoppia quasi di costo, arrivando a circa 12.000 euro. Con gli sgravi fiscali del 50%, ammortizzo il tutto in 10 anni.

Una caldaia elettrica per uso domestico di adeguata potenza può avere un costo approssimativo di 10.000 euro; con gli sgravi fiscali del 65% mi viene a costare circa 3.500 euro. Il totale spese eliminate però a questo punto sale a circa 2.500, 3.000 euro l’anno. Il che mi permette di ammortizzare il tutto in un arco di tempo molto inferiore, presumibilmente di 5 anni.

Questo vuol dire che fra 4/5 anni avrò a disposizione 2.500, 3.000 euro in più all’anno per la mia famiglia, a discapito delle compagnie energetiche e petrolifere che non potranno più impormi di acquistare i loro prodotti.

Se calcoliamo poi che le emissioni di gas serra prodotte da energia elettrica e riscaldamento influiscono per il 70% sull’inquinamento totale, le nostre città diventerebbero più respirabili

Il 70% dello smog è causato dagli impianti di riscaldamento

Parlare di truffa a questo punto è lecito, anche se il fotovoltaico è la miglior fonte energetica disponibile ed ecosostenibile. In un ora il sole produce abbastanza energia, per soddisfare l’intero fabbisogno energetico della terra di un anno!

Solo che a molti non conviene..

 

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